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Cos’è il Workslop?

Negli ultimi mesi il termine workslop è comparso su testate internazionali come Fast Company e The Guardian, dopo che un report di Stanford e BetterUp Labs ha stimato che il 40% dei contenuti generati dall’IA rientra in questa categoria: lavoro che sembra produttivo, ma non lo è.

Una parola nuova per un problema antico: strumenti digitali che invece di aiutare, finiscono per complicare.

Il progresso doveva semplificare tutto.

Automatizzare, ottimizzare, liberare tempo.

E invece, in troppi casi, la tecnologia ci sta restituendo l’effetto opposto: più confusione, più passaggi, più rumore.

Il workslop descrive proprio questo: il lavoro digitale inutile generato da strumenti che promettono efficienza, ma se usati male producono “fuffa”.

Documenti scritti da intelligenze artificiali  che sembrano perfetti ma non dicono nulla, dashboard piene di dati che nessuno interpreta, automazioni che si inceppano dopo pochi giorni

Il risultato è sempre lo stesso: l’illusione di aumentare la produttività.

Quando l’automazione diventa superflua

Nel mondo del lavoro, l’automazione ha un potere enorme — ma solo se è pensata con logica, contesto e obiettivi chiari.

Il problema nasce quando la tecnologia viene adottata senza una progettazione coerente: piattaforme che non comunicano tra loro, tool introdotti “perché servono a tutti”, processi digitali che moltiplicano le attività invece di ridurle.

Ogni passaggio aggiuntivo, ogni clic superfluo, ogni sistema mal integrato è una piccola forma di workslop aziendale: un attrito che non si vede nei report, ma consuma tempo, energie attenzione e motivazione.

Non è l’AI il problema, è la fretta

L’intelligenza artificiale non ha creato il problema — lo ha solo reso evidente.

In molte aziende, la tecnologia è diventata un fine invece che un mezzo.

Troppi strumenti nati per semplificare finiscono per complicare: interfacce confuse, procedure duplicate, moduli che chiedono gli stessi dati tre volte.

Così le persone perdono tempo in attività che la tecnologia per sua vocazione avrebbe dovuto eliminare.

Efficienza non è quantità, è qualità

La vera efficienza digitale non si misura in righe di codice, ma in chiarezza dei processi.

Un sistema funziona davvero quando:

  • riduce i passaggi inutili,
  • si integra con ciò che già esiste,
  • e restituisce valore concreto a chi lo usa.

Tutto il resto è solo “rumore”, ovvero attività che sembrano produttive ma svuotano di senso la giornata lavorativa.

In un contesto dove ogni clic è tempo, il workslop non è solo un fastidio — è una perdita di competitività.

Il ruolo della progettazione consapevole

Digitalizzare non significa aggiungere tecnologia, ma scegliere quella giusta.

Ogni software, ogni sistema, ogni automazione deve partire da una domanda semplice:

“Serve davvero?”

Solo così la tecnologia torna a essere strumento, non padrone.

Perché l’efficienza non nasce dall’automatizzare tutto, ma dal progettare meglio ciò che veramente è importante per te.

Conclusione

Il futuro del lavoro digitale non dipende dall’intelligenza delle macchine,

ma dalla capacità delle aziende di mantenere intelligenza umana nei processi.

In 3tech crediamo che la sicurezza e l’efficienza nascano da qui:

dalla consapevolezza che ogni sistema, per essere utile, deve prima di tutto rispettare il tempo di chi lo usa.